Letteratura
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IL SABATINO.it
Shakespeare? E’ il nome d’arte di John Florio     di Maria Bendinelli Predelli

E se fosse vero?  La notizia  ha  incominciato  a circolare dapprima in una cerchia ristrettissima di amici e
persone interessate, poi e’ stata comunicata ad un pubblico più o meno accademico nell’estate del 2009,
durante  la  Settimana  Italiana  di  Montreal, e il 9 dicembre al Centro Leonardo da Vinci; nella primavera
del 2010 sarà presentata ad un convegno di professori universitari italianisti… a un certo punto  bisogne-
rà prendere il toro per le corna e presentarla ad un pubblico di accademici ‘inglesi’ e soprattutto  ai  cono-
scitori di Shakespeare.  La  tesi  è  che al nome di ‘Shakespeare’ corrisponda non il piccolo possidente di
provincia  e  impresario  teatrale  Shakspere, come si crede da sempre, ma il grande linguista e umanista
poliglotta di origine italiana, John Florio.

di Shakespeare.  E  infatti è  un luogo comune della critica la perplessità davanti all’evidente discrepanza
fra quello che si sa della biografia di un certo Shakspere e la figura gigantesca dell’autore dei drammi.
Per esempio, Mario Praz, illustre professore di letteratura inglese, riconosce la nostra totale mancanza di
informazioni  sulla  formazione culturale di Shakespeare:  “Resta  dunque  nella  cronologia  della  vita  di
Shakespeare una lacuna di parecchi anni, gli anni più importanti della formazione d’un artista,  quelli  che
sono intorno al venticinquesimo [anno d’età]. … Questo periodo, che dovette essere denso di  avventure
materiali e  spirituali,  non  può  ricostruirsi  con  le  spesso  ingegnose ma immancabilmente insignificanti
ipotesi di biografi e dilettanti, di cui il campo abbonda.”
Questa  insoddisfazione  dei  critici  nel  far  coincidere la  bio-
grafia  storica  di  Shakspere  con  l’autore dei drammi ha  già
dato luogo a diverse ipotesi (dietro il nome di Shakespeare si
celerebbe  in   raltà   Francis   Bacon,  o  Roger of Rutland, o
quali ha trovato il consenso unanime degli studiosi. Ma la tesi
che  l’autore  dei  drammi  di “Shakespeare” sia John Florio è
stata  presentata  dallo  scrittore,  giornalista  e saggista Lam-
berto  Tassinari,  con argomenti  molto pertinenti e scientifica-
mente  solidi.  L’identificazione  con  John  Florio  darebbe  ra-
gione  infatti di moltissimi degli aspetti problematici che i critici
più  acuti  additano nei drammi di Shakespeare senza riuscire
a trovare una spiegazione soddisfacente.
spagnoli, si  erano  trasferiti in Italia  quando  nel  1492  la regina Isabella scacciò gli Ebrei
dalla Spagna), e che il padre,  Michelangelo  Florio,  era certamente profondamente impe-
gnato sul versante religioso: era stato infatti frate  francescano  prima  di  aderire  al prote-
stantesimo e,  anzi  diventare  predicatore  e  pastore  d’anime per  molti anni a Soglio, nel
canton  Grigioni. Una questione  fondamentale,  e  finora  misteriosa,  è la straordinaria co-
noscenza   della   cultura   italiana  che  si  ritrova nei  drammi di Shakespeare – una cono-
scenza eccezionale anche se si considera che la cultura inglese si stava aprendo in quegli
anni all’influsso del Rinascimento italiano. La maggior parte dei drammi prendono lo  spun-
to da novelle italiane, e in alcuni drammi si fa allusione a luoghi precisi; e i critici hanno  un
bel  daffare a  capire in  che  modo Shakespeare poteva  essere venuto a  conoscenza  di
quelle storie, di alcune delle quali non si conoscono traduzioni, o di quei particolari.  Alcuni
critici pensano che Shakespeare abbia fatto un viaggio in Italia, ma  nella  biografia di Sha-
kespere non c’è nessuna testimonianza di questo  ipotetico  viaggio; la  maggior parte  dei
critici ritengono che Shakespeare non conoscesse l’italiano. Ma John  Florio  non  soltanto
era cresciuto in un ambiente di lingua italiana;  erudito  erede  della  raffinata  cultura uma-
nistica, uomo di cultura formato all’università  di  Tubinga,  dove  aveva ascoltato le lezioni
importanti personaggi dell’aristocrazia inglese, e  addirittura  la  regina  Anna,  avevano im-
importanti personaggi dell’aristocrazia inglese, e  addirittura  la  regina  Anna,  avevano im-
parato da lui lingua e cultura italiana. Per alcuni anni insegnò a Oxford.  Si  può  anzi affer-
mare che John Florio fu uno degli  operatori  culturali  più  importanti del suo tempo e fu in
gran parte responsabile di quella  moda  italianizzante  che  caratterizzò la cultura elisabet-
tiana.
Laureata a Firenze con una tesi in Filologia ro-
manza;
Chef  de  la Section d’études italiennes
all’Université de Montréal; Presidente della Ca-
nadian Society for Italian Studies
; Chair del De-
partment  of  Italian  Studies
, McGill University;
Membro dell’Editorial  Board di  Quaderni d’Ita-
lianistica,  Italian Canadiana, Letteratura  italia-
na antica;
Medaglia d’oro della Provincia di Luc-
ca
 per  i “Lucchesi che  si sono distinti all’este-
ro”, 1999;
 Stella  dell’Ordine della Solidarietà
Italiana, 2004
; In corso di pubblicazione:Cantari
romanzeschi del tardo Medioevo e  Studi sulla
tradizione romanzesca italiana : Dal 2009
Pro-
fessore Emerito
della McGill University,
Montréal.
opera; e insieme  alla ricchezza  del vocabolario lo  stile barocco, fiorito, sovrabbondante e anzi,  l’espressione
inglese. Anche qui l’opera di John Florio si presenta come  perfettamente coerente  con  quelle  caratteristiche
culturali: John Florio è di origine italiana ma, “più realista del re’, come spesso sono gli  immigrati,  ha  sposato
integralmente e coscientemente la causa dell’aristocrazia na-zionalista inglese e si impegna con le  sue  opere
ad arricchire e ad illustrare la lingua e la cultura inglese. Florio e’ un linguista di statura eccezionale. Una delle
nella storia della cultura europea, e   di  un’ampiezza  e  di  un  peso  tali  che  la sua seconda edizione (1611)
supera per numero di parole il primo Vocabolario della Crusca (pubblicato nel 1612,  un  anno  dopo il
Worlde
of Wordes
). Un’altra è la traduzione in inglese  degli  Essais  di  Montaigne,  anche  questa  pietra miliare nella
storia della lingua inglese, per le brillanti soluzioni nella traduzione di nozioni poco  comprensibili  nell’ambiente
Nei drammi di  Shakesper e  sono  state  riconosciute eco linguistiche di opere letterarie italiane, impossibili da
realizzare da qualcuno che non fosse in  grado  di  capire  bene  la  lingua  letteraria  italiana. Cosa ancora più
interessante,  tutte  le  volte   che  si  riconoscono   espressioni  o  nozioni riprese da altre opere, siano queste
italiane  o  inglesi,  si  riscontra  che  queste  altre opere o sono di Florio stesso, o sono opere che certamente
Florio conosceva. Così per esempio la traduzione di Montaigne, il Basilikon doron (operetta di James I tradotta
in italiano da Florio). opere  di  Ben Jonson, opere di Bruno, opere di Ariosto, opere di  Tasso,   “et j’en passe’.

Insomma,  ragioni  storiche, ragioni  culturali, ragioni  linguistiche  rendono  davvero molto plausibile la tesi pro-
posta da Tassinari. L’acquisizione a mio parere più interessante di questa scoperta è  la definitiva demolizione
del mito del genio ignorante, provinciale e sprovveduto che, con la sola forza della sua intuizione riesce a  rag-
giungere le  vette  del pensiero e della cultura…  I drammi  di Shakespeare sono molto più comprensibili se se
ne  intravede un autore coltissimo, oltre che  geniale. Questo non per affermare che  non  vi  possano  essere
geni  fra le persone che non sono andate a scuola (me ne guardo bene:  “Dio  non  fa  di  questi dispetti ai po-
veri”, diceva Don Milani), ma  per riaffermare l’importanza che la formazione culturale  riveste  nel  profilo  com-
plessivo di una personalità: il genio può arrivare fino a un certo punto, ma  per  arrivare  alle  acquisizioni vera-
mente  somme  va coltivato. Di qui l’importanza di buone scuole. Non  dovremmo  mai  stancarci  di riaffermare
che  la  cultura è importante, di fronte alla volgarità di tante scelte praticate  dalla  politica  e  anche, ahimè, da
istituzioni che si dichiarano ‘depositarie’ di cultura.

Gli  argomenti  a  favore  di uno  Shakespeare ‘transculturale’ sono naturalmente più numerosi di quelli ai quali
qui si è  fatto  appena  un  cenno. Per approfondirli, si possono andare a cercare i volumi in cui Tassinari argo-
menta  la  sua  tesi,  in italiano (Shakespeare? E’ il nome d’arte di John Florio, Giano Books 2008) o in  inglese
(John Florio. The Man Who Was Shakespeare, Giano Books 2009).