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Stefano Benni.

Commento di Michèle Emonde .
(Studia italiano in un corso avanzato del PICAI Sede)

Benni nasce a Bologna nel millenovecentoquarantesette.
Scrittore, poeta e giornalista, è un uomo di sinistra.
Ha già scritto più di venti romanzi tra i quali Bar Sport,
Saltatempo, Margherita Dolcevita e Il bar sotto il mare.
Si dice che  i suoi romanzi  contengono una forte satira sulla
società italiana degli ultimi decenni.
Il suo stile di scrittura fa ampio uso di giochi di parole, neologismi
e parodie di altri stili letterari.
Si dice che Benni è una delle voci recitanti più richieste.
Il titolo della poesia che dirò è  : Le piccole cose che amo di te.
C’è un poesia in tre parti, tre strofe, come le tre stagioni dell’
amore: la primavera, l’estate, l’autunno.

Le piccole cose che amo di te

Le piccole cose
che amo di te
quel tuo sorriso
un po' lontano
il gesto lento della mano
con cui mi carezzi i capelli
e dici: vorrei
averli anch'io così belli
e io dico: caro
sei un po' matto
e a letto svegliarsi
col tuo respiro vicino
e sul comodino
il giornale della sera
la tua caffettiera
che canta, in cucina
l'odore di pipa
che fumi la mattina
il tuo profumo
un po' balsé
il tuo buffo gilet
le piccole cose
che amo di te

Quel tuo sorriso
strano
il gesto continuo della mano
con cui mi tocchi i capelli
e ripeti: vorrei
averli anch'io così belli
e io dico: caro
me l'hai già detto
e a letto stare sveglia
sentendo il tuo respiro
un po' affannato
e sul comodino
il bicarbonato
la tua caffettiera
che sibila in cucina
l'odore di pipa
anche la mattina
il tuo profumo
un po' demodé
le piccole cose
che amo di te

Quel tuo sorriso beota
la mania idiota
di tirarmi i capelli
e dici: vorrei
averli anch'io così belli
e ti dico: cretino,
comprati un parrucchino!
E a letto stare sveglia
e sentirti russare
e sul comodino
un tuo calzino
e la tua caffettiera
che è esplosa
finalmente, in cucina!
La pipa che impesta
fin dalla mattina
il tuo profumo
di scimpanzé
quell'orrendo gilet
le piccole cose
che amo di te.
“I milanesi ammazzano al sabato”: una cronaca letteraria.

Ho letto il libro “I milanesi ammazzano al sabato” di
Giorgio Scerbanenco
come un esercizio di lettura nel corso d’italiano. Non sono un grande
affezionato alla narrativa poliziesca, ma i miei professori me l’hanno
raccomandato come narrativa facile da capire per il mio livello d’italiano. Con
mia sorpresa l’autore è riuscito a portare alla luce, sotto forma di romanzo
poliziesco, una problematica sociale che risale a tempi immemorabili dell’
umanità: la schiavitù.

La storia parla di Donatella Berzaghi, ragazza di ventotto anni di una rara
bellezza: altissima, bionda, con un profilo da statua romana e un corpo di un’
armonia massima. Ma Donatella è debole di mente; ha una mente da
bambina di cinque anni ed è anche ninfomane. Il suo vecchio e vedovo
padre la ama, ma la tiene nascosta in casa, coccolata come una bambina.
Un giorno la ragazza è  rapita da tre sfruttatori con l’aiuto della domestica dei
signori che abitano nello stesso stabile dove abita Donatella.
Il padre fa un report alla polizia e passano dei
mesi senza soluzione del caso. Finalmente il caso
è affidato a un medico investigatore. I tre sfruttato-
ri che hanno portato via Donatella si dedicano alla
prostituzione di lusso: Donatella è messa a fare la
prostituzione intensiva. All’inizio tutto va benissimo;
i sfruttatori hanno trovato una miniera d’oro. Dopo
qualche mese, la ragazza comincia a dare segnali
di stanchezza. Probabilmente, a causa di tanto
abuso fisico cui è sottoposta, le vengono delle
crisi e si mette a urlare papà, papà, papà. Le crisi
divengono più frequenti e intense e non è
possibile calmarla con sonniferi e sedativi anche
perché questi distruggono gli impulsi erotici di
Donatella. Così cominciano a picchiarla ma senza
risultato; la ragazza nei suoi pensieri rivede  la
sua stanza e suo padre. Donatella è divenuta una trappola pericolosa. I tre
decidono di ucciderla e poi bruciarla. Donatella è colpita in testa con una
pietra e abbandonata ancora viva ma morente.
Il corpo é trovato e la ricerca degli assassini di Donatella comincia a dare
risultati. Il medico investigatore è sulla pista e sta per prendere gli assassini
quando trova una scena tragica: il padre di Donatella  morto nell’
appartamento insieme  agli assassini della figlia. Il padre di Donatella era
riuscito a trovarli e a scoprire la verità.

Mentre il medico investigatore fa le ricerche, dice delle parole vere e molto
amare: “Che furore! Il pastore sardo non dice alla polizia il nome del bandito
che gli ha ucciso suo fratello, la vecchietta siciliana non dice il nome del
mafioso, che pur ben conosce, che ha ucciso il figlio della sua più cara
amica e le puttane non dicono il nome dell’abietto individuo che le riduce
nella loro tragica schiavitù”.  Infatti Donatella non è stata salvata quando era
possibile farlo tante volte. Questa storia è molto triste perché ci parla di
schiavitù e sfruttamento di una minorata mentale non solo da parte degli
sfruttatori ma anche dei clienti che andavano con Donatella.


Sergio Rico
Studia italiano in un corso avanzato del PICAI Sede.
Carlo  Collodi

Le avventure di Pinocchio

C'era una volta un falegname di nome Geppetto che voleva da
sempre avere un bambino.  Con un pezzo di legno ha costruito un
burattino e l'ha chiamato Pinocchio.  Una buona Fatina gli ha dato
la vita con la sua bacchetta magica promettendogli di trasformarlo
in un vero bambino se lui si fosse comportato ubbidiente, bravo,
studioso e ben educato. Ma a Pinocchio non piacevano per
niente la scuola, le lezioni, i libri, gli studi etc., invece voleva
divertirsi e giocare. Invece di andare a scuola ha scelto di seguire
i ragazzi svogliati giocherelloni; il che gli ha procurato brutte
conseguenze. Poi un giorno si è reso conto che sua vita sarebbe
peggiorata se non avesse avuto smesso e ha deciso di tornare
dal suo papà ma lui non era più in casa ma lo stava cercando e
mentre cercava il suo bambino è stato inghiottito da una balena.
Pinocchio come un bambino coraggioso ha messo tutta la sua
forza e l'ha salvato, poi insieme sono tornati a casa.  La buona
Fata era molto orgogliosa di Pinocchio e per il suo coraggio e la
sua bontà l'ha trasformato in un vero ragazzo.

Nairi Basmadjian
Studia italiano in un corso avanzato del PICAI Sede.
Per la lettura del libro di''Pinocchio'':
www.collodi.com
Furto in una pasticceria

Mi piace moltissimo la Bibliothèque nationale du Québec. Ci vado
spesso per divertirmi e per scoprire opere, alle volte, capolavori che
mi erano sconosciuti. Costa nulla provare tutti i mille CD, DVD e libri
che aspettano sugli ripiani. Allora, ogni volta che ci vado, mi faccio
un bel regalo. Di solito tol-
go tre CD e alcuni  libri,
almeno  uno  in italiano.
Al secondo  piano, nella
zona delle lingue stranie-
re, si possono trovare a
centinaia  libri  in italiano.
Così  ho  provato il vero
primo piacere della lettura
d’un libro italiano.
La  settimana  passata,
viaggiando nel metro,
leggevo un libro d’Italo Calvino, Ultimo viene il corvo,  che avevo
preso in biblioteca. La gente mi guardava curiosamente perché
ridevo da solo leggendo un racconto comico di questo libro. Vale la
pena raccontarvi  cosa stavo leggendo. Quel racconto si chiamava
Furto in una pasticciera. Di notte, un ladro era entrato in una casa
attraverso una finestrella al secondo piano. Poi, doveva aprire  al
suo complice. Ecco come Calvino descrive i primi passi del furto
dentro la casa:
''
..allungò una mano, cercando d’ambientarsi nel buio per
raggiungere la porticina e aprire al Dritto. Subito ritirò la mano, con
schifo : ci doveva essere una bestia davanti a lui, una bestia marina,
forse, molle e vischiosa. Rimase con la mano in aria, una mano
diventata appiccicaticcia, umida, come coperta di lebbra.
''
Capite che aveva toccato una torta e sulla mano aveva della crema
pasticceria ...  Potete indovinare il seguito.  Invece di aprire subito al
Dritto, il ladro si ficcò in bocca tutti i dolci, due, tre per volta, senza
nemmeno sentirne il sapore.  Calvino descrive la scena meraviglio-
samente, nei dettagli. Questa è la ragione perché ridevo da solo nel
metro. Più tardi, nella pasticceria, ladri e poliziotti succhiavano paste
alla crema dimenticandosi gli uni degli altri….
Ultimo viene il corvo comprende trenta racconti brevi scritti tra 1945
e 1949. Non sono tutti da ridere ma tutti interessanti; alcuni sono
ispirati ad avvenimenti che sono successi durante la guerra. Calvino
è un pittore che descrive la gente, l’ambiente e l’azione con parole
in forma poetica e cinematografica. Ho cominciato a leggere due  
altri libri d’Italo Calvino : La strada di San Giovanni e Il visconte
dimezzato. Vera felicità.

Vincent Papillon,
Studia italiano in un corso avanzato del PICAI Sede.
gennaio 2012.
Il  paradiso esiste, si trova  a " Los Roques "


L’anno scorso vi ho fatto una vacanza e lo posso affermare. Los
Roques è un arcipelago di isole a nord di Caracas, in Venezuela.
Le potete raggiungere pagando una frazione del prezzo per un
viaggio nella Polinesia francese  dove tutto il mondo pensa che là si
trova il paradiso. Se da qualche  anno avete guardato le riviste con
la pubblicità sui costumi da bagno, avrete pensato che tutte le
fotografie siano state prese nella Polinesia francese ma è falso.  
Sono quasi tutte state prese a " Los Roques ".
Los Roques ha 42 isole, ma solamente una tra tutte è abitata, si
chiama "Gran Roque ". All’inizio Gran Roque era abitata solo da
pescatori, provenienti quasi tutti dall’ isola "Margarita",  che per
primi hanno costruito casine come seconda casa. Per loro  Gran
Roque era solamente un soggiorno durante la stagione della
pesca. 20 anni fa Vincenzo Conticelle, un ristoratore italiano  che
ama le  immersioni subacquee ha scoperto questo luogo e se ne è
innamorato. Oggi Los Roques è il secondo luogo al mondo per fare  
immersione subacquea, dopo le Maldive e prima ancora del Mar
Rosso. Gli italiani hanno quasi la totalità delle " posadas" cioè
alberghi di 5-9 camere e l'italiano è parlato a Gran Roque. L'isola di
Gran Roque ha un aeroporto ma non ci sono automobili,
marciapiedi e strade, è un paradiso senza inquinamento. Le
posadas danno una pensione completa e per il pranzo si può
scegliere" l'isola della giornata".  
Durante la mia vacanza, dopo la prima colazione, una barca, come
un taxi, mi portava  insieme ai miei amici all’ isola che avevamo
scelta e decidevamo quando voler ritornare a Gran Roque alla fine
della giornata.  Il personale della  posada metteva sul taxi il pasto
del mezzogiorno in una ghiacciaia con molte bevande e inoltre  
sedie con ombrellone. Quasi da soli sull’ isola scelta abbiamo
potuto nuotare con pellicani, fare immersioni o niente...è il paradiso.
Per concludere alla fine della giornata un bel massaggio rilassante
sul tetto della posada  guardando le stelle che sembravano  vicine
perché in questo punto della Terra, il cielo è più vicino.
Se volete andare, Tucaya, un’agenzia turistica del Venezuela, potrà
fare la riservazione per tutto. Potete aggiungere anche un’escur-
sione sul fiume Orinoco. (Si parla in  italiano, francese, inglese e
sicuramente spagnolo).  Si può fare anche la prenotazione
direttamente su internet. Cercate ''posadas los roques''. Un
consiglio,… non rimanete a Caracas perché è la città  più
pericolosa del pianeta senza guida.         
E…… buon viaggio

Marielle Carlos
Studente d'italiano avanzato. Picai Sede
Il Paradiso di ''Los Roques''