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Tiziano Terzani
            di Linda Longo (studentessa di un corso avanzato del Picai Sede)

Tiziano Terzani, giornalista e scrittore italiano molto conosciuto nel mondo, è nato a
Firenze nel 1938 ed è morto nel 2004 all’età di 66 anni colpito da un  cancro allo
stomaco.  Terzani è stato corrispondente estero per almeno 30 anni dall’Asia,  ha
lavorato per molti settimanali europei e durante  la sua carriera si è trovato a dare
testimonianza di tanti eventi storici cruciali del suo tempo  come la guerra in Vietnam, la
caduta di Saigon nel 1975,  l’apertura della Cina dopo la morte di Mao e molti altri
ancora.
Ha scritto parecchi libri ed articoli durante la sua vita,  nelle sue opere ha descritto non
soltanto com’ erano il Vietnam, la Cambogia, la Cina, la Russa in quei periodi ma i suoi
scritti riflettono una profonda analisi critica delle situazioni del momento e dell’
orientamento evolutivo soprattutto dell’Asia, luogo che lui adorava.  
Terzani conosceva molto l’Asia dal punto di visto storico e politico ma in particolar modo
s’interessava profondamente all’aspetto  spirituale degli abitanti di questi paesi.  Ha
vissuto per lunghi anni a Beijing, Tokyo, Singapore, Hong Kong, Bangkok e New Delhi
ed è tornato stabilmente in Italia solo alla fine della sua vita.
Nel suo libro più conosciuto “Un indovino mi disse” Terzani descrive i suoi viaggi
attraverso l’Asia per terra e per mare dopo un brutto presagio di un vecchio indovino a
“Attento nel 1993 correrai il grande rischio di morire.  Durante l’anno non volare!  Non
volare mai!”
Terzani non ha mai dimenticato quest’avvertimento e quindi nel 1993 ha deciso per
tutto l’anno di  non viaggiare in aereo.  Nel libro Terzani descrive le sue avventure
durante questo periodo in cui ha viaggiato per terra e per mare ed ha potuto guardare  
la sua adorata Asia con occhi nuovi. Ha viaggiato in treno, nave, auto e a piedi.
Nel 2001 a Terzani è stato diagnosticato un cancro allo stomaco.  Nel suo ultimo libro
“Un altro giro di giostra” parla della sua malattia ed dei suoi viaggi fatti in tutto il mondo
alla ricerca di una cura medica ma anche di una nuova visione sul senso della vita.  

Qualcuno ha scritto che:  “Alla fine lui non cercava più una cura per il cancro ma una
cura per la malattia che riguarda tutti...la mortalità.”
Nei primi anni del 2000 Terzani è rimasto da solo in un piccolo rifugio sulle montagne
dell’Himalaya facendo meditazione e lavorando sui suoi libri.  Visitava la sua famiglia in
Italia raramente ed è tornato in Italia solo quando il cancro è arrivato ad uno stadio
troppo avanzato.  Terzani ha passato gli ultimi mesi della sua vita nel villaggio di
Orsigna nelle montagne dell’Appennino.
Sapeva che era alla fine della sua vita e voleva parlare con suo figlio Folco.  Gli ha
scritto una bella lettera, eccone una parte:
“Mio carissimo Folco,
......Sono terribilmente affaticato, ma serenissimo.  Adoro essere in questa casa e conto
di non muovermi più da qui.  Spero di vederti presto, ma solo a condizione che tu abbia
finito il tuo lavoro. Una volta qui.....amerei che io e te ci sedessimo ogni giorno per un’
ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e che io parlassi ....... di
tutto quello che mi sta a cuore, dalla storia della mia famiglia a quella del grande
viaggio della vita......un dialogo fra padre e figlio, così eguali, un libro testamento che
toccherà a te mettere assieme.  Fa’ presto, perché non credo di avere molto tempo.  
Fai i tuoi programmi e io cerco di sopravvivere ancora per un po’  per questo bellissimo
progetto, se sei d’accordo. Ti abbraccio, il babbo.”
Il libro scritto da Folco “La fine è il mio inizio” è il risultato di questi incontri, un padre
racconta al figlio il grande viaggio della vita.
Nell 2011 hanno fatto un film fondato sul libro di Folco.  Gli attori nel film sono Bruno
Ganz nel ruolo di Terzani ed Elio Germano nel ruolo di Falco.  Bruno Ganz assomiglia a
Terzani talmente che a volte ci si dimentica che non lo è realmente.  E se volete sapere
di più su Terzani, su internet c’è una montagna di informazioni.  
I suoi libri sono stati tradotti in almeno 15 lingue attraverso il mondo e sono molto
interessanti e facili da leggere.   Vi consiglio vivamente di leggerne alcuni e visitare
internet per conoscere quest’uomo semplice.
Terziani ha scritto:
“Che gioia, figlio mio.  Ho sessantasei anni e questo grande viaggio della mia vita è
arrivato alla fine.  Sono al capolinea.  Ma ci sono senza alcuna tristezza, anzi, quasi con
un po’ di divertimento.  Una volta accettata l’idea che la morte è parte della nostra vita,
ci si sente più forti, si ha l’impressione che nessuno possa più avere potere su di noi.”
Nel 2012 la moglie di Terzani ha donato alla Fondazione Giorgio Cini a Venezia la
collezione di più di 6000 libri che Terzani ha raccolto durante la sua vita, volumi di
storia, cultura e d’arte riguardanti l’Asia.  Lo scopo della Fondazione è di essere un’
istituzione educativa, sociale, culturale, artistica e di restaurare l’Isola di San Giorgio
Maggiore per reinserirla nella vita di Venezia.  Venezia è sempre stata un ponte tra l’
Oriente e l’Occidente e Angela Staud Terzani ha trovato un bellissimo posto per la
custodia della collezione dove la gente può visitarla e apprezzare la vita di un uomo
semplice che voleva essere ricordato solo come un “viaggiatore”.
                                                   Evoluzione delle lingue

                        di Linda Longo (studentessa di un corso avanzato del Picai Sede)

Credo che una lingua viva non possa restare immutata nel tempo.  Una lingua viva è soggetta a  subire dei cambiamenti.  Questo fenomeno è sempre
esistito e oggi più che mai è in evidenza, soprattutto nella nostra città di Montreal dove coesistono tante lingue che interferiscono tra loro.  Non solo
cambiano le lingue ma purtroppo ci sono anche molte lingue che scompaiono completemente dal mondo ogni anno perché la gente che le parlava non
esiste più.
Mi sono  veramente sorpresa nell’ apprendere che ci sono più di 6900 lingue parlate nel mondo delle quali  più di 6665 sono parlate da solo il 4% della
popolazione mondiale, quindi sono in pericolo d’estinzione entro i prossimi 100 anni.  Piano piano queste lingue indigene sono assimilate  e sostituite  da
altre lingue quali  l’Inglese, lo Spagnolo, il  Portoghese, il Mandarino, l’ Hindi.  E le lingue che rimangono sono in cambiamento continuo adattandosi alle
nuove parole ed espressioni che, nel mondo in cui viviamo, la gente usa per comunicare sul momento più  efficacemente.
Dappertutto nel mondo i paesi  sono di fronte allo stesso dilemma:  come proteggere Ie loro lingue ufficiali  mentre allo stesso tempo, per partecipare al
mercato mondiale, si impone  la  necessità di parlare in maniera corretta e fluente più di una lingua.   
Di sicuro questa sfida è grande ma non impossible.  L’emigrazione  ha avuto un grande impatto  sul ritratto linguistico e culturale in parecchi paesi e non è
raro  sentire dei giovani parlare due o tre lingue cambiando la lingua, nella stessa conversazione,  senza fatica.  Non provano né vergogna né paura di fare
degli errori, per loro l’importanza è di comunicare e gli errori si correggeranno col tempo e la pratica.
In un paese come il Canada, in particolare nelle città di Vancouver e Toronto, i Canadesi inglesi sono abituati a vivere in un ambiente di multilingue e
multinazionali.  Corsi di lingue diverse sono disponibili  ai giovani  per  parecchi posti di lavoro,  per apprendere la loro lingua d’origine ed altre ancora.  
A Vancouver ci sono anche dei programmi di scuola che insegnano ai bambini  il Mandarino a partire dal quarto anno di scuola.  
Per quanto riguarda  la protezione delle lingue che non sono così parlate e che sono in pericolo, non so qual è  la soluzione migliore.  È importante  mettere
in atto delle salvaguardie  ma  alla fine la realtà  è sempre lì, la realtà dell’importanza per le generazioni future d’avere la facilità di comunicare in altre lingue.
Ecco qualche numero a proposito delle due lingue più parlate nel mondo,  l’Inglese ed il Mandarino.
Ci sono più di 500 millioni di persone che parlano l’Inglese ed in questo secolo la presenza dell’Inglese diventerà sempre più forte di prima.  Il numero di
persone che parla l’Inglese come lingua ufficiale o come seconda lingua ufficiale, o ha scelto l’Inglese come lingua straniera da imparare a scuola continua
ad aumentare. Inoltre, l’Inglese  è sempre stato considerato come la lingua degli affari nel mondo non perchè è una lingua migliore o più facile da imparare
o parlare.   È così  per una sola  ragione dice David Crystal, Professore di lingue all’Università di Cambridge e questa ragione è:  “dovuto al potere della
gente che parla questa lingua...il potere politico, tecnologico, economico....”
Ci sono più di un milliardo di persone che parlano il Mandarino nel mondo, il Mandarino è la lingua “Standard” in Cina dove ci sono  altri 350 milioni di
persone che parlano il Cantonese o altre lingue cinesi.  La Cina non è chiusa come una volta e per promuovere i rapporti  internazionali  sta incoraggiando  
la sua popolazione ad imparare  l’inglese.  In 5 anni tutti gli impiegati dello stato più giovani di 40 anni saranno obbligati ad imparare a fondo almeno 1000
frasi Inglesi e tutte le scuole insegnaranno l’inglese all’asilo.  Il governo sta finanzando dei programmi per formare i maestri e sviluppare dei nuovi libri di
lingua ed i genitori che hanno i soldi mandano i bambini  di 2 anni alle scuole private per apprendere l’Inglese.
Che cosa possiamo fare, noi, per preparare meglio i nostri figli ad incontrare questa nuova realtà?  Io credo che dobbiamo incoraggiare i nostri figli ad
apprendere altre lingue e dargli tutte le possibilità per farlo.  E dobbiamo cominciare quando i bambini sono piccoli prima che perdano la spontaneità ed
esitino a parlare per  paura di fare errori davanti gli altri.     Apprendere un’altra lingua oggi non è solo importante ma è il più bel regalo che si può dare a un
giovane perché gli fa aprire gli occhi a un altro mondo pieno di nuove scoperte e ricchezze.  Che bel regalo!  
La pagina di Linda
Dipinto di blu

di  Linda Longo (studentessa di un corso avanzato della Sede Picai)
                                                                 
Rosa è una mia cara amica.  Ha 80 anni.  Ha allevato i figli quasi da sola dopo
la morte di suo marito, molto tempo fa.  Lavorava come sarta facendo cappotti,
vestiti e abiti da sposa e oggi le sue mani, deformate  dall’artrite e piene di
vene blu, danno testimonianza delle lunghe e faticose ore dedicate al suo
lavoro.
Cresciuti i figli, Rosa è  andata  all’università per studiare Arte, la sua passione,
ed è diventata artista e professoressa d’arte.  Aveva una bellissima casa ed
anche uno studio d’arte dove insegnava ad un minimo di 20 studenti alla volta
ma quando è diventata troppo vecchia ha venduto la casa e ha lasciato lo
studio traslocando tutto in un piccolissimo appartamento che funzionava anche
come  studio.
Il piccolo appartamento adesso è pieno di mobili, libri, piante, quadri, pitture,
cavalletti, ricordi e fotografie.  È difficile muoversi  a braccia aperte da una
stanza all’altra senza toccare qualcosa.  In mezzo a tutta questa roba, se sei un
buon osservatore,  potresti trovare una gatta di colore grigio blu perfettamente
felice nel disordine e nella confusione, che è capace di girare dappertutto nell’
appartamento  senza quasi mai toccare il suolo. Rosa ama moltissimo la sua
gatta e il poco spazio libero è dedicato a questo tesoro peloso.  A terra ci sono
vari sacchi di cibo, giocattoli, piatti pieni di mangiare e d’acqua fredda.
Rosa fa ancora la pittura.  Quando le dita le fanno male  lei ha bisogno d’aiuto
per svitare i vecchi tappi incrostati dei tubetti dei colori.   Spesso mi dice come
sono vivaci i suoi colori che ha comprato 30 anni fa!  Ed è vero, i colori di una
volta non sono come oggi perchè nel passato i colori avevano minerali
contenenti elementi  come il piombo e l’arsenico che non si usano più.
I suoi colori preferiti sono il turchese e il magenta.
Rosa ha ancora qualche studente e le piace moltissimo insegnare ai giovani.  Non può uscire come una volta quindi quando gli studenti arrivano a casa
sua, lei non vuole lasciarli andare via.  Un pomeriggio con Rosa è bellissimo, dipingendo insieme, ascoltando le vecchie storie del passato, la musica
classica in sottofondo e il profumo di caffè e biscotti nell’aria.
Abbiamo deciso di riprodurre insieme il dipinto di Van Gogh intitolato Almond Blossom.  Van Gogh ha dipinto il fiore del mandorlo, della famiglia dei fiori
rosa, per celebrare la nascita di suo nipote, questo fiore rappresenta il simbolo di una nuova vita.  Sullo sfondo del dipinto di Van Gogh ci sono diverse
gradazioni di blu e turchese e Rosa mi mostra come fare le tinte sfumate  usando il colore turchese misto con un pò di oltremarino, ocra e bianco.  Non
abbiamo una gran fretta di finire il dipinto, vogliamo goderci i momenti insieme ed imparare da questa esperienza.  Qualche  volta le dico, “Hai visto questo
fiore, com’ è fatto?” e qualche volta lei mi dice, “Guarda, hai visto questo ramo deformato, com’è bello!”
Rosa ripete sempre che devo osservare bene, prendere il tempo per guardare le forme, i colori, la luce e, la cosa più importante, l’ombra senza la quale
non possiamo vedere la luce.  “Ma questo, lo sai, non è facile soprattutto quando siamo circondati da tantissimi oggetti, colori, rumori e altre distrazioni”.
Guardo attorno a me e lentamente mi forzo di osservare .  Di colpo vedo la vecchia gatta sdraiata sotto il paralume di una lampada antica scaldarsi vicino
alla calda luce.  Fa dolci fusa e anch’ essa sembra  godere della bella musica calmante.  Forse era sempre lì ma non l’avevo vista prima.  E quando dico a
Rosa che credo di aver visto delle piccolissime, piccolissime tracce di magenta nei fiori di mandorlo, lei ride e mi dice, “Brava! Brava!  Prima pensavi  di
veder bene ma adesso vedi davvero! Prendi un altro biscotto, te lo meriti!”

12 novembre 2012
Commento di Linda Longo  (studentessa di un corso avanzato del Picai Sede)
su:                                                                                                
         
 Luigi Pirandello (1867-1936)  con riferimento a “Enrico IV

Luigi Pirandello:“
Oh, signore, lei sa bene che la vita è piena d'infinite assurdità, le quali
sfacciatamente non han neppure bisogno di parer verosimili; perché sono vere
.”    

Luigi Pirandello fu uno dei più grandi drammaturghi di tutti tempi, insignito del premio Nobel
per la letteratura nel 1934.  Il volume delle sue opere comprese quelle teatrali è veramente
notevole, romanzi, novelle, poesie, ma fu il teatro a diffondere ovunque la sua fama.  
La più famosa delle sue opere teatrali è “Sei personaggi in cerca d’autore” che fu
rappresentata per la prima volta il 9 maggio 1921 a Roma.  All’inizio non fu certo un successo
a causa dell’assoluta novità di fare teatro ma in seguito, dopo revisioni per una maggior
comprensione, è stata riconosciuta  un capolavoro e appartiene  a quella che viene definita
“La terza fase del teatro di Pirandello” cioè  “il teatro nel teatro” nel quale un’opera teatrale si
svolge all’interno del dramma rappresentato.
Nelle sue opere Pirandello ha sempre cercato di rappresentare la gente, ricreando nei suoi
personaggi i comportamenti più caratteristici della borghesia, condizionati ed esasperati da
convenzioni sociali, da ipocrisie e da intrighi,  a volte umoristici e ironici, spesso assurdi,
sempre intellettualmente complessi e contorti. Esplorava i conflitti tra l’individuo e la società,
tra la realtà e l’aspetto apparente, tra l’arte e la vita.  Un argomento ripetitivo nelle sue opere
è che la personalità dell’uomo non può essere veramente capita a causa delle maschere
differenti che porta sempre con sé, adattandole alla situazione del momento ed è dovuta alla
sua incapacità di far fronte alla verità.

Si trova un esempio di questo tema  nell’opera teatrale “Enrico IV” che fu scritto nel 1921  per l’
attore Ruggero Ruggeri che faceva parte della « Compagnia del teatro dell’arte » fondata a
Roma da Pirandello.  Rappresenta uno studio sul significato della pazzia e del rapporto tra l’
illusione e la verità, un tema caro all’autore influenzato molto dalla malattia della moglie.
********

Ecco un  breve riassunto della trama di questa opera:
Il protagonista principale è un nobile del primo ‘900, il racconto inizia mentre lui prende parte
ad una mascherata in costume dove impersona il re Enrico IV di Germania dell’XI secolo.  Alla
mascherata ci sono anche Matilde di Spina, di cui lui si è innamorato, ed il suo rivale in amore
il barone Belcredi.  Durante lo spettacolo di rievocazione storica,  “Enrico” cade da cavallo
battendo violentemente la testa, dopodiché  crede fermamente di essere il personaggio che
sta impersonando.
Tutti sono convinti che è pazzo e per alleviare le sue sofferenze lo assecondano.  Suo nipote,
Di Nolli, su domanda della madre, ricostruisce l’ambiente in cui aveva vissuto il vero sovrano
in un castello che appartiene alla madre, la sorella di Enrico.  Ingaggia degli attori che fingono
di essere cortigiani alle sue dipendenze per occuparsi di lui ed esaudire i suoi ordini.
Dopo dodici anni Enrico guarisce da solo e si rende conto che è stato Belcredi a farlo cadere
apposta da cavallo per prendere il suo posto con Matilde.  Si dispera per l’amore  perduto e
non si sente più in grado di ritornare alla dolorosa realtà.  Quindi decide di continuare a
fingersi  pazzo per sopportare questa sofferenza.  La storia continua ancora così per altri 8
anni.
Alla fine dei 20 anni dall’incidente, in un ultimo tentativo di guarire Enrico,  il dottore Genoni,
uno psichiatra, propone un piano terapeutico per far rinsavire “Enrico”, coinvolge gli stessi
attori nella ricostruzione dell’avvenimento di 20 anni prima.  Matilde, Belcredi, Di Nolli, Frida (la
figlia nata da Matilde e Belcredi che assomiglia molto alla madre quando era giovane),
improvvisano la scena. Tutti si vestono nei costumi del tempo e procedono con il loro piano
per provocare uno shock a Enrico e farlo tornare alla vera realtà.
Durante la messa in scena, Enrico vede Frida che è identica a Matilde giovane e turbato si
lancia verso di lei ad abbracciarla.  Frida si impaurisce e il padre Belcredi si fa avanti per
proteggerla,  allora Enrico, rivivendo il passato, tira fuori la sua spada e ferisce a morte il suo
rivale.
Per sfuggire ancora una volta dalla realtà e anche da un processo di condanna alla prigione,
Enrico decide di continuare a vivere per sempre fingendosi pazzo.
*********
Alla fine dell’anno 1934,  l’Accademia di letteratura svedese di Stockholm scelse per il Premio
Nobel Luigi Pirandello, per il rinnovamento ardito ed ingegnoso dell’arte drammatica e delle
scene e per il suo schietto e audace tentativo di perpetuare ai massimi livelli drammatici l’arte
del teatro, uno scrittore che in parecchi pensavano di essere un genio nato 25 anni prima del
suo tempo.  
Pirandello morì  solo a casa sua  il 10 dicembre 1936 per una polmonite.  Si stava preparando
a partecipare alla sua opera più famosa “Sei personaggi in cerca d’autore”.  Sempre  rigoroso
moralista, ha scritto:  “Oh, signore, lei sa bene che la vita è piena d'infinite assurdità, le quali
sfacciatamente non han neppure bisogno di parer verosimili; perché sono vere.”   

Febbraio 2013