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La pagina di Carlos
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Il Santo in estasi del Louvre

di  Carlos Sanchez (studente di un corso avanzato della Sede Picai)

                                                                                  
Parlando con la ragazza seduta vicino a me sull’aereo per Parigi, ci siamo
accorti che eravamo una sorta di lontani parenti, suo cugino infatti usciva
in quel momento con mia sorella. Il fatto di poter parlare con qualcuno in
aereo, in un viaggio così lungo e sicuramente noioso, diventava per me,
una sorta di fortuna inaspettata, e anche di buon presagio.

A. aveva ottenuto una borsa di studio per fare una specializzazione a
Parigi nel campo del suo lavoro: disegnare sulla pelle. Non mi pareva di
aver visto, all’ inizio della conversazione, un tattoo visibile sulla pelle di
questa ragazza, ma poi ogni volta che si muoveva e parlava, un nuovo
tattoo appariva. Erano tutti piccoli e leggeri, disegnati con l’inchiostro nero,
ed era come se, nel parlare, quella ragazza seduta vicino a me si rivelasse
attraverso i suoi numerosi tattoo.

Ogni tattoo era il filo di una storia. “Prima ballerina assoluta”, scritto sulla
parte frontale del piede destro, nato come reazione al giudizio umiliante
sulla non attitudine al ballo ricevuto da una professoressa di balletto che
un giorno le aveva detto, con una voce dittatoriale: “Tu non sarai mai una
ballerina, guarda come il tuo corpo è grasso e pesante”. Allora, la storia
del suo desiderio di diventare una ballerina filava ai miei orecchi come l’
aereo nel cielo.

Tatuato sul braccio destro, “17-novembre-2001, 16h”, giorno, mese, anno
e l’ora della morte del suo primo ragazzo che aveva tanto amato, e subito
dopo, ascoltavo attentamente la storia di questo ragazzo ammalato. In quel
momento eravamo probabilmente sopra le terre del Nuveau Brunswick, il
presagio di un buon viaggio s’affermava.

Le storie di ogni tattoo erano tutte strane e belle, comiche e tristi allo
stesso tempo, erano come una rappresentazione cartografica della storia
della sua vita.
Dopo un piccolo dormiveglia, ma io non dormivo per niente, non riesco del
resto mai a dormire negli aerei, e la stranezza di questo incontro mi
rendeva stranamente pieno d’eccitazione e d’angoscia contenuta. Al
risveglio, mi ha raccontato del ragazzo che l’aspettava a Parigi e del suo
desiderio di vedere una pittura di Murillo al Louvre, era la prima volta che
andava a Parigi ed era la prima cosa che voleva fare al suo arrivo.

All’ aeroporto di Parigi alcuni dei suoi amici ci aspettavano, dopo i saluti
effusivi e le presentazioni, sulla macchina di uno di loro abbiamo fumato un
po’ di marihuana e siamo filati al Louvre. Nel museo non c’era quasi
nessuno essendo prossima l’ora di chiusura, noi correvamo nella grande
sala cercando questa pittura di Murillo, e ci aspettavamo  che nella ricerca
qualcuno di noi si fermasse incantato davanti al quadro.

Verso la chiusura siamo rimasti tutti assorti, per un tempo che a me è
parso un’ eternità, di fronte al dipinto di un santo in estasi che levitava in
un’aria blu chiara con un po’ di tinta rossa e nera,  apparentemente
sereno, perché malgrado l’apparenza serena, emanava da questo dipinto
qualcosa d’angosciante. Erano probabilmente gli occhi del santo, pieni di
terrore sacro. Siamo rimasti in un silenzio assoluto, in una sorta di
profonda meditazione di fronte a questa pittura, impossibile muoversi, era
come se il quadro ci tenesse prigionieri. E nonostante che non ci siamo più
parlati,  credo che nessuno di noi abbia mai potuto dimenticare gli occhi
incendiari del santo.

Il dipinto di Murillo che A. voleva tanto vedere non l’abbiamo  trovato.  A.
ha pensato che forse l’aveva immaginato o sognato, dopo aver visto il
santo in estasi del Louvre. Siamo rimasti in silenzio fino all’uscita dal
museo, è una sfortuna che nessuno abbia ritenuto il nome del pittore del
santo in estasi, io soltando ricordo che era un pittore spagnolo del XVII
secolo.

13 novembre 2012